L'isola delle libertà

Daniele Gessa, nato e vissuto in Sardegna, a Cagliari, fino al 1998. Poi il "Continente" lo ha risucchiato. E Daniele non si è assolutamente opposto. Anzi. Giornalista praticante iscritto al primo anno del master di Padova, ora vive sotto le guglie del Santo. Ma ogni notte sogna la sua isola... Ha fatto la tesi a Cuba, ed è per questo che ama quell'isola. Che non è poi così diversa dalla Sardegna. Basi militari straniere.. palme... clima meraviglioso... gente scura... sole... cultura spagnola... per non parlare della cucina! Anche loro fanno il maialetto arrosto!

Eccomi

Utente: Danielito79
Nome: Daniele Guido Gessa
Giornalista praticante, iscritto al master in giornalismo dell'Università di Padova.

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lunedì, 16 maggio 2005

IL TEST DELL'ASSURDO! (O DELL'IDIOZIA)


Una foto di Indro Montanelli sul desktop:
a) chi l'ha messa si crede Montanelli
b) chi l'ha messa ha Montanelli come modello di vita e di scrittura
c) non significa assolutamente un cazzo


Criticare la titolazione di un giornale:
a) chi lo fa crede nei diritti conferitigli dall'articolo 21 della Costituzione
b) chi lo fa ha in testa di inoltrare chissà quale denuncia a chissàchi o di fare chissà quale inchiesta
c) non significa assolutamente un cazzo


Tenere sul proprio pc le foto di due bambini ed essere contemporaneamente omosessuali:
a) aiuto, mamma mia, chiamate la polizia! Mandategliela a casa, seguitelo dappertutto!
b) chi ha le foto ha semplicemente degli amici che hanno appena avuto dei bambini
c) non significa assolutamente un cazzo


Arrivare sani e andarsene via malati di testa:
a) è la vita, bellezza!
b) ahi, che sfiga
c) non fa niente, c'è tutto il tempo per guarire. Fortunatamente. E la malignità di solito si ritorce su chi la propaga. Basta aspettare. Cazzo.


 

 

 

Postato da: Danielito79 a 15:13 | link | commenti |

giovedì, 12 maggio 2005

IN ARRIVO! PROSSIMAMENTE...

Postato da: Danielito79 a 10:20 | link | commenti |

VIENI ANCHE TU IN MEZZO A NOI!

Postato da: Danielito79 a 09:35 | link | commenti |

martedì, 10 maggio 2005

SADISMO (della serie... c'è chi si spara le seghe pensando alle sofferenze altrui)

Le manifestazioni essenziali di questo disturbo sono ricorrenti e intensi impulsi sessuali e fantasie sessualmente eccitanti della durata di almeno 6 mesi che implichino atti in cui è la sofferenza psicologica o fisica della vittima ad essere sessualmente eccitante. 
Alcuni soggetti con questo disturbo sono infastiditi dalle loro fantasie sadiche, che possono venire ricercate durante l’attività sessuale, ma non vengono messe in atto in altro modo. In tali casi le fantasie sadiche solitamente comportano il fatto di avere il pieno controllo sulla vittima.
Altri mettono in atto gli impulsi sadici insieme ad un partner consenziente (che può presentare masochismo sessuale) che si sottopone di sua volontà a dolori e umiliazioni.

Altri soggetti ancora, mettono in atto i loro impulsi sadici con vittime non consenzienti.

In ogni caso le fantasie e gli atti sadici riguardano attività che indicano il dominio del soggetto sulla vittima (per esempio costringere la vittima a camminare carponi, oppure tenere la vittima in gabbia), oppure l’imprigionamento, il bendare, schiaffeggiare, sculacciare, fustigare, pizzicare, percuotere, bruciare, provocare scosse elettriche, violentare, procurare ferite da taglio, strangolare, torturare, mutilare, uccidere.

Secondo Freud le radici del sadismo si possono trovare facilmente nell’uomo normale, in quanto la sessualità di molti esseri umani di sesso maschile contiene un forte elemento di aggressività, che è appunto il desiderio di dominare. Dunque, secondo Freud, il sadismo non sarebbe altro che una componente aggressiva dell’istinto sessuale divenuta indipendente ed esasperata.

Nel linguaggio comune il significato di sadismo oscilla tra un atteggiamento violento nei confronti dell’oggetto sessuale e una forma di perversione vera e propria in cui il soddisfacimento sessuale è condizionato completamente dal maltrattamento dell’oggetto sessuale o dalla sua umiliazione.

La  forma passiva del sadismo è  il masochismo ed il tratto più importante di queste perversioni, la forma attiva e quella passiva, si presentano abitualmente insieme nello stesso individuo: un sadico è sempre anche un masochista, per quanto l’aspetto attivo o quello passivo della perversione possa essere più sviluppato.

La violenza che si riscontra in queste perversioni è spesso di tipo compensativo, intendendo con ciò la violenza come sostituto di attività produttive in persone impotenti (n. b. la potenza sessuale è solo un tipo di potenza, anche l’uomo che non riesce ad agire è impotente).

Infatti l’uomo che non può creare non può far altro che trovare un impulso a distruggere.

Secondo Fromm il desiderio di infliggere dolore agli altri non è il punto essenziale, è fondamentale invece il controllo totale e assoluto su di un essere vivente come manifestazione della propria potenza.

Le fantasie sessuali sadiche sono facilmente già presenti nella fanciullezza e l’età di esordio è variabile, ma si attua comunemente nella prima età adulta.


Tale condizione è solitamente cronica nelle sue forme estreme e quando viene praticata con partner non consenzienti, l’attività viene facilmente ripetuta fino a che la persona affetta da sadismo viene arrestata.  

Alcuni soggetti possono dedicarsi ad atti sadici per molti anni senza il bisogno di aumentare la  necessità di infliggere danni fisici gravi. Solitamente tuttavia la gravità degli atti sadici aumenta nel tempo. Quando il disturbo è grave e quando è associato col Disturbo Antisociale di Personalità e con tratti sadici di personalità, questi soggetti possono ferire gravemente o uccidere le loro vittime.  

Tale condizione è solitamente cronica nelle sue forme estreme e quando viene praticata con partner non consenzienti, l’attività viene facilmente ripetuta fino a che la persona affetta da sadismo viene arrestata. Alcuni soggetti possono dedicarsi ad atti sadici per molti anni senza il bisogno di aumentare lanecessità di infliggere danni fisici gravi. Solitamente tuttavia la gravità degli atti sadici aumenta nel tempo. Quando il disturbo è grave e quando è associato col Disturbo Antisociale di Personalità e con tratti sadici di personalità, questi soggetti possono ferire gravemente o uccidere le loro vittime.

 

Postato da: Danielito79 a 10:02 | link | commenti |

lunedì, 09 maggio 2005

Aspettando il risultato delle elezioni in Sardegna... le poltrone iniziano a spuntare come funghi!

Postato da: Danielito79 a 15:44 | link | commenti |

A volte il contesto è determinante

Postato da: Danielito79 a 14:15 | link | commenti |

mercoledì, 04 maggio 2005

UN GRANDE FILM PER LE VOSTRE GRANDI SERATE!

Postato da: Danielito79 a 13:32 | link | commenti |

Delaziòne = lat. delatiònem, che ha lo stesso etimo di delatòr, delatore, spia e propr. quei che porta a notizia (v. Delatore). Accusa segreta. - Dicesi pure così dai legali il Delitto di chi, contro il divieto della legge, porta armi (da delàtus, p.p. di deferre che vale anche semplicemente portar seco).

Postato da: Danielito79 a 13:30 | link | commenti |

Bologna-Padova, Padova Bologna, ogni giorno. Un'ora e trenta di viaggio. Fuori dal finestrino, un paesaggio ricco e vario.

Postato da: Danielito79 a 11:35 | link | commenti |

L'INVIDIA

L'invidioso è un impotente incapace di rassegnarsi.
Gervaso, Roberto Il grillo parlante, Bompiani, Milano, 1983 p. 31.

L'invidioso mi loda senza saperlo.
Gibran, Kahalil Aforismi (sabbia e spuma), Newton Compton, 1993, p. 83.

L'invidioso non muore mai una volta sola, ma tante volte quanto l'invidiato vive salutato dal plauso della gente.
Gracián, Baltasar Oracolo manuale e arte di prudenza. [Roncoroni]

Ci si vanta spesso delle passioni, anche delle più criminose; ma l'invidia è una passione timida e vergognosa che non si osa mai confessare.
La Rochefoucauld, François de Massime, Rizzoli, Milano, 1992, p. 42.

Il segno più sicuro che si è nati con grandi qualità è l'essere nati senza invidia.
La Rochefoucauld, François de Massime, Rizzoli, Milano, 1992, p. 110.

L'invidia è un sentimento che divora chi lo nutre.
Morandotti, Alessandro Le minime di Morandotti (2), Scheiwiller, Milano, 1980, p. 66.

L'invidia è una terribile fonte di infelicità per moltissima gente.
Russell, Bertrand Bertrand Russell dice la sua, Longanesi, Milano, 1982 (1960), p. 114.

Postato da: Danielito79 a 11:30 | link | commenti |

martedì, 03 maggio 2005

 

CARO TREMONTI, QUESTA ME LA COMPRO IO!

(PORTO PINO, SARDEGNA)

 

Postato da: Danielito79 a 11:14 | link | commenti (2) |

La Sardegna non ha bisogno di chiudersi in se stessa

Da "La Nuova Sardegna" di giovedì 14 aprile 2005.

Povere le nazioni che credono di non aver bisogno di stranieri, di ospiti e di turisti, di immigrati e di viaggiatori,, povero chi ha paura del forestiero, del collega di altre terre, del capufficio continentale. Se c´è una cosa di cui la Sardegna non ha bisogno, oggi, è chiudersi in se stessa, credere di poter fare a meno della gente di fuori.

Chi crede che i sardi valgono più dei continentali per il fatto di essere sardi è altrettanto provinciale di chi crede che da Milano e da Roma vengano per forza persone migliori di noi. Sui quotidiani britannici si leggono inviti, firmati dal governo del Galles, ad andare a vivere e lavorare nella "Capitale più giovane e dinamica del mondo". Venite a Cardiff, capitale della nascente nazione gallese, nazione culturale, per ora, ma con un parlamento e una lingua propria, insegnata nelle scuole e parlata negli uffici, venite da noi, che siamo altro da voi ma non vogliamo star soli e lontani dal mondo.


Bilinguismo, parlamento gallese, coscienza di essere una nazione e un popolo, ma nessuna chiusura. Vogliono i turisti, i gallesi, ma vogliono anche, soprattutto, che direttori di teatro e sportivi, musicisti e dirigenti e imprenditori, vadano da tutta Europa a vivere da loro, vogliono che il Galles diventi un bel posto dove andare a vivere, non un piccolo mondo periferico che guarda solo a sé stesso e si compiace della propria specialità, della propria identità. Hanno costruito un grande teatro, i gallesi, e lo hanno adottato come simbolo della nascita della loro nazione, ma a dirigere quel teatro hanno chiamato un´australiana, che porti a Cardiff le sue idee e i suoi gusti, per confrontarli con quelli dei gallesi influenzandoli e facendosene influenzare. Senza inchini allo straniero, senza complessi, con una gran voglia di lavorare assieme.

Più si afferma l´identità di un popolo geograficamente periferico,
più c´è bisogno che questo popolo si mischi, si confronti e si unisca ad altri popoli, e non solo per un mese all´anno, per le vacanze d´agosto. Se c´è una cosa che oggi serve alla Sardegna è confrontarsi, vedere giornalisti e professionisti e dirigenti italiani e stranieri che non storcono il naso quando gli viene proposto di trasferirsi a Cagliari o a Sassari.

Chi ha paura dei turisti, così come chi dice che la sardità si afferma tenendo tutte le poltrone tra noi, tutti gli incarichi ai nativi, chi dice questo spera che la Sardegna resti com´è: isolata e periferica, dimenticata dal mondo. A chi serve questo? Non certo ai ragazzi che in questi anni hanno viaggiato e visto l´Europa, e ora sono pronti a giocarsela alla pari con i coetanei degli altri paesi, non certo a chi vuole buone scuole, università e ospedali, con medici, professori e primari di Genova e Oristano, di Pavia e Olbia, Torino e Calangianus. Che la Sardegna resti isolata e dimenticata serve a chi si è abituato a pensare che questa terra è cosa sua, sue le coste, suoi i posti da dirigente, suoi gli affari da spartire. Che vengano medici stranieri, invece, e professori dell´università e direttori di banca e pubblicitari, che vengano gli aspiranti pittori, i registi esordienti e le promesse della letteratura, che vengano i laureati da Parigi e Vienna, che facciano i concorsi e restino a vivere qui, se li vincono, e i nostri laureati andranno in Francia e Austria, come già fanno, e quando ci sarà un po´ più di ricchezza, di divertimento, di lavoro e di vita torneranno qui anche loro.

Non vogliamo forestieri arroganti che occupano le nostre coste e recintano le loro case isolandosi dal resto dell´Isola, dai nativi di cui ignorano tutto, non vogliamo stranieri che vengono a comprare e recintare, ma gente che stia qui tutto l´anno, che viva con noi, che condivida con noi sole e isolamento, mare e lontananza dal continente, bellezze e difficoltà.

Nessuno sa esattamente come si può affermare un´identità, parola dai confini sfuggenti, dai significati che cambiano sempre. Uno dei modi possibili, forse, è lottare contro le servitù militari e ideologiche, dire e ripetere che non c´è motivo che i quattro mori sventolino in mezzo al deserto iracheno, che parlare il sardo non è da paesani senza cultura, che la nostra lingua vale quella italiana, che la nostra storia, anche se piena di sconfitte e umiliazioni, è pur sempre nostra, pur sempre importante.



Uno dei modi per affermare la propria identità è poterla confrontare, ogni giorno, con quella degli altri. E´ poter decidere se un manager di fuori vale qualcosa, senza che in questo giudizio conti nulla il suo essere di fuori, ma solo le sue capacità e incapacità, quello che di buono o cattivo sarà stato in grado di fare per questa terra.

Flavio Soriga

Postato da: Danielito79 a 10:38 | link | commenti |

 

XENOFOBIA

La fobia, una delle nevrosi individuate dalla psicoanalisi classica che spesso paralizza o ostacola fortemente il contatto, si riferisce alla paura eccessiva ed immotivata nei confronti di un elemento neutro (es. animale, luoghi chiusi) che, a livello inconscio, richiama delle problematiche o dei traumi rimossi. La xenofobia, pertanto, può essere tradotta come "la fobia dello straniero".

Da studi significativi emerge che insegnanti ed educatori spesso non detengono abbastanza conoscenze in riferimento al retroterra culturale dei bambini e giovani stranieri e sembrano anche essere poco motivati ad un vero contatto con l'alterità. Sostanzialmente, invece di dare ai soggetti provenienti da paesi diversi la possibilità di essere se stessi, ossia di interiorizzare le norme ed i valori più consoni allo sviluppo della propria personalità, assumono atteggiamenti distanziati, ostili, discriminatori, fino a raggiungere una posizione di tipo razzista o xenofoba.

La sensazione di non essere presi in considerazione, capiti o rispettati dagli insegnanti, può ingenerare nei soggetti con esperienze multiculturali delle crisi, che spesso accentuano e consolidano ulteriormente il loro ruolo marginale in classe e peggiorano tanto la loro situazione scolastica, quanto quella psichica generale.

 Agostino Portera

Postato da: Danielito79 a 10:36 | link | commenti |

lunedì, 02 maggio 2005

Postato da: Danielito79 a 14:45 | link | commenti |

Postato da: Danielito79 a 13:50 | link | commenti |

Sa rinascita dd'agattat bella
chie ingrassadu s'es che mannale
ca falende su capitale
hat promissu su chi non hat dadu
e pro amentu nos hat lassadu
catedrales in su desertu
sa malediscione hat fertu
in Sardigna che carestia

Oje falamus dae Logudoro
dae Barbagia dae Campidanu
et in pari si damus sa manu
pro chi siat s'unione pius forte
ca gherramus pro sa nostra sorte
ca gherramus pro sa nostra vida
o Sardigna como t'ischidas
dae nou nos invadet su moro

Pius forte s'istringat s'unione
de massaios e de pastores
de meccanicos e minadores
totus paris pro su trabagliu
de sos meros a sa zenia
su traballu e s'autonomia
pro chi crescat sa nostra Natzione

Ma dae como a manu nosta
la mandamus a fora a fora
custa classe isfruttadorra
chi in miseria nos han bettadu
et cambiamus custu istadu
de oppressione e de prepotentzia
ca finida es sa passentzia
de sa zente trabagliadora

Postato da: Danielito79 a 13:48 | link | commenti |

Postato da: Danielito79 a 13:40 | link | commenti |

Procurade 'e moderare
barones sa tirannia
no pius nobiles ma borghesia
cambiada no est s'oppressione
appetigan sa nostra Natzione
prepotentes de tottu sa terra
declaramos dae nou sa gherra
finalmente devimus cambiare

Dae Casteddu a Perdas de Fogu
da Oristanis a Maddalena
sa Sardigna de bombas es piena
de sordados e sottomarinos
e non dan fruttu cussos terrinos
missiles in totue sun creschende
ma non bastat su chi su gosende
oje cheren galu pius logu

Ma sas bases chi andent a fogu
cun tedescos e americanos
canadesos e italianos
bennidos po fagher sa gherra
ca nos inde furan sa terra
nos preparan pro petza e'masellu
ma ischet dare fruttu prus bellu
custa terra cun su traballu

 

Procurade 'e moderare
potentes sa tirannia
ca faeddades de autonomia
ma no hazis cambiadu s'idea
bos piaghet dinari e cadrea
fisos de sos maressi barones
pius modernos ma sempre ladrone
oje cherimos de l'acabare

Postato da: Danielito79 a 13:34 | link | commenti |

martedì, 30 novembre 2004

Postato da: Danielito79 a 11:25 | link | commenti (1) |



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